
Quello che la televisione e i giornali NON vi hanno mai detto ...dal 1981 !!!
www.prolet.too.it
www.orthomed.com/vomiting.htm ( SARS )
www.nomorefakenews.com/archives/archiveview.php?key=263 ( SARS )
www.virusmyth.com/aids/index.htm
www.exodus.it/poiesis/medici/medteco/cno/rossi11.htm
http://infoaids.freeweb.supereva.it/index.htm?p
http://aliveandwell-eugene.dreamhost.com/aidsgate/
http://digilander.libero.it/anok4u/htmfile/Scritti.htm
libri AIDS IL VIRUS INVENTATO – Peter Duesberg
AIDS LA GRANDE TRUFFA – Luigi De Marchi e Fabio Franchi Ediz. SEAM
HIV e AIDS: FINE DEGLI OPPOSTI ESTREMISMI – Dott. Elio Rossi Ediz. Lombardo editore in Roma
INVENTANDO IL VIRUS DELL’ AIDS - Peter Duesberg – Ediz Baldini e Castoldi
AIDS E SE TUTTO FOSSE SBAGLIATO ? - Christine Maggiore Ediz Macro Edizioni - 9/ 2000
LE TEMPS DU SIDA - Michel Bounan Ediz Allia Parigi 1991 – IL TEMPO DELL’AIDS - Quattrocentoquindici Editore
Torino 1993
LA MAL’ARIA-AIDS E SOCIETA’ CAPITALISTICA NEOMODERNA - Calusca City Lights Editore-ViaConchetta18
20123 Milano
fonte:
http://digilander.libero.it/anok4u/htmfile/Scritti.htm
Menzogna,
mistificazione e montagne di dollari: AIDS, l’altra
verità.
Tutto quello che non vi
hanno mai detto sull’AIDS.
una ricerca
scientifico/politica a cura di AnOK4U, del collettivo “Il Mondo Capovolto” di
Chieri (TO)
1) Aids la strategia del
terrore
3) La quintessenza della
truffa: i test sull’Aids
5)
Alcune domande
b. Cos’è il sistema immunitario e come funziona?
c. E’ l’Aids (o meglio il virus hiv che "causerebbe" l’Aids) contagioso?
d. Ma allora chi si prende l’Aids come se lo becca?
e. Ma se l’Aids non si trasmette attraverso il sangue, sono pericolose si o no le trasfusioni?
f. E’ vero che le categorie più "a rischio" sono tossicomani e omosessuali?
h. E’ l’Aids una malattia mortale?
i. Sono stati colpiti dall’Aids in egual misura entrambi i sessi?
j. La prevenzione è servita a qualcosa sinora?
k. Cosa bisogna fare per non prendersi l’Aids?
Vi sono molti medici,
scienziati, ricercatori illustri, alcuni persino premi nobel, che affermano che
la teoria ufficiale dell’AIDS, per cui sarebbe “il retrovirus HIV che causa
l’AIDS”, è falsa e inconsistente, non verificata né provata in laboratorio, ma
funzionale ai profitti multimiliardari delle case farmaceutiche e a politiche di
controllo e discriminazione di intere categorie sociali, in particolar modo
tossicomani e omosessuali.
Molti di essi fanno
parte del gruppo di cooperazione internazionale denominato REGIMED “REsearch
Group for Investigative MEDicine and journalism”, che si occupa dei problemi
etici connessi alla ricerca medica ed alla pericolosità di certe sue
applicazioni pratiche, fondato nel 1996 dai dottori Heinrich Kremer e Stefan
Lanka.
Heinrich Kremer -
dottore in medicina, psichiatria e neurologia, studioso di sociologia,
psicologia e politica, ricercatore, esperto in riabilitazione psicosomatica,
investigazione clinica su AIDS ed epatiti, trattamento della tossicodipendenza e
profilassi delle infezioni - è stato per anni promotore ed organizzatore di
progetti di medicina sociale in Germania, fino a quando, nel 1988, si dimise
dagli incarichi ufficiali per disaccordi con le politiche del governo federale
in materia di droga ed AIDS, e per l’ostracismo manifestatogli
dall’establishment medico-farmaceutico nei confronti delle sue prese di
posizione in contrasto con le tesi ufficiali sul meccanismo per cui “l’HIV causa
l’AIDS”. Negli anni seguenti furono sospesi i finanziamenti per le sue ricerche
e i risultati dei suoi studi da tempo vengono ignorati dai media, che stendono
una cortina di silenzio sul suo lavoro e sulle sue conclusioni teoriche e
pratiche. Dalla fine degli anni ’80 diventa ricercatore indipendente e si dedica
alla diffusione di controinformazione su teorie e prassi mediche ufficiali. Dal
1996 diventa anche membro del “Study Group on Nutrition and Immunity”
guidato dall’immunologo Alfred Hassing di
Berna.
Stefan Lanka -
biologo, virologo e genetista, laureatosi in scienze naturali presso
l'Università di Costanza - si sta facendo conoscere in tutto il mondo per le sue
ricerche scientifiche, in particolar modo nel campo dell'AIDS.
Lanka porta avanti
anche un'attività scientifico-legale con Karl Krafeld ed altri collaboratori a
Dortmund, per l'abrogazione dei cosiddetti test dell'AIDS, in quanto
inaffidabili.
Stefan Lanka si è
presentato spontaneamente in un processo per sangue "contaminato da HIV" a
Goettingen (Germania), dichiarando sotto giuramento che l'HIV non esiste. Il
Tribunale NON HA TROVATO UN SOLO SCIENZIATO UFFICIALE in grado di dimostrare
scientificamente l'esistenza del virus in questione.
Il 24/2/97 il tribunale
emise la sentenza (censurata dai mass-media): assoluzione totale del medico che
era accusato di 14 omicidi e 5800 tentati omicidi. [....]
Va comunque
sottolineato che il fronte dei “dissidenti” sulla teoria ufficiale dell’AIDS è
molto vasto - ancorché sottoposto a censura e repressione sistematica - e di
esso fanno parte anche figure slegate dal gruppo REGIMED che vanno da premi
Nobel a medici, psicologi, ricercatori, biomedici, scienziati, politici,
scrittori, intellettuali, e gente comune politicizzata, non “televisata” e con
gli occhi aperti. Fra questi: Peter Duesberg, virologo esperto in retrovirus,
biologo molecolare di fama mondiale; Kary Mullis, premio Nobel nel 1993 per la
chimica per aver inventato uno strumento fondamentale di analisi del DNA, la PCR
(Polymerase Chain Reaction).
Il sito internet di
Duesberg http://www.duesberg.com/ – in
inglese ovviamente – ed il sito Info AIDS – “Tutto quello che non vi hanno mai
detto circa l'AIDS” http://infoaids.freeweb.supereva.it/index.htm?p – veramente
ottimo ed in italiano – contengono moltissime informazioni (e collegamenti) su
quanto affermato, scritto e prodotto da chi avversa la teoria ufficiale
dell’AIDS.
Altra
controinformazione AIDS in italiano: http://www.laleva.cc/cura/truffa_aids.html
Ma il sito fondamentale
è “Rethinking AIDS” (Ripensare l’AIDS) http://www.virusmyth.com/AIDS/index.htm,
che contiene collegamenti ad una quantità enorme di documenti.
Il dissenso in Italia è
guidato principalmente da Luigi De Marchi (psicologo clinico e sociale) e Fabio
Franchi (infettivologo, studioso di teoria e tecnica della metodologia), autori
del libro "AIDS la grande truffa" (Edizioni SEAM) in cui vengono demolite le
mistificazioni pseudo-scientifiche dell'ipotesi HIV/AIDS.
Va segnalato anche il
dottor Elio Rossi - medico chirurgo - patologo clinico e dottore in psicologia –
autore del libro "HIV e AIDS: Fine degli opposti estremismi" Edizioni Lombardo
editore in Roma, un’altra denuncia contro l’inganno e l’assurdità della teoria
ufficiale sull’AIDS.
Altri libri
particolarmente interessanti tradotti in italiano (in inglese ce ne sono un
casino) sono:
"Inventando il virus
dell'AIDS" di P. Duesberg - Edizioni Baldini e Castoldi.
"L'AIDS è causato
dall'uso di farmaci e da altri fattori di rischio non contagiosi", P. Duesberg,
Ed. Andromeda Inediti, n. 78.
"Dossier AZT, la verità
sul farmaco più tossico mai utilizzato per una terapia a lungo termine", basato
sulle pubblicazioni di John Lauritsen, Ed. Andromeda Inediti, n.
90.
"Atti del convegno
internazionale "Ripensare l'AIDS" ", Ed. Andromeda Inediti, n.
91.
“AIDS: e se fosse tutto
sbagliato?” di Christine Maggiore
– Ed. Macro Edizioni – settembre 2000. Questo libro è particolarmente
interessante perché contiene molte testimonianze di sieropositivi rispetto alle
cure alternative e a quelle ufficiali, ed al rifiuto di queste ultime, con
relativi enormi benefici in termini di salute. In appendice si trova un
ricchissimo indirizzario di associazioni e gruppi che si occupano di AIDS/HIV da
punti di vista alternativi, di terapeuti che praticano terapie non convenzionali
rispetto a problemi di deficienze del sistema immunitario, e una lista di siti
internet su cui è reperibile una gran quantità di informazioni.
Infine nel 1992 uscì un
libro visionario e profetico, anticipatore dei tempi, e con una lacerante
profondità di analisi sociale e politica: “La Mal’aria – AIDS e società
capitalista neomoderna” a cura del gruppo T4/T8 di Milano (edito da Calusca City
Lights – Via Conchetta 18 – 20123 Milano). Una vera coltellata al cuore del
delirio omicida capitalista in cui, tra l’altro, nel capitolo “L’AIDS come
equivalente generale delle pesti neomoderne ed accumulazione forzata di
medicina” Riccardo d’Este sosteneva la teoria sovversiva radicale del
“Realizzare la salute attraverso l’abolizione della medicina”, e dopo una lunga
analisi concludeva così:
“L’AIDS cammina con la
società, con il capitale, con i sacerdoti medici. Siamo noi a doverci rifiutare
di camminare con loro. Anche a costo della vita, che peraltro già ci fanno
scontare nella sopravvivenza. Come si è detto un tempo, e va costantemente
ripetuto, “meglio una fine nell’abisso che un abisso senza fine”. E forse,
chissà, riusciremo a non farci male. Giocandocela tutta subito, oggi, in
rivolta”.
Un altro libro
assolutamente imperdibile è “Il tempo dell’AIDS” di Michel Bounan pubblicato in
Italia da QUATTROCENTOQUINDICI - Torino 1993 (Ed. originale “Le temps du Sida”,
Ed. Allia, Parigi, 1991).
“E’ piaciuto a Dio, ai
nostri giorni, di inviarci malattie che (come è da osservare) ai nostri avi
erano sconosciute. Hanno detto, coloro che sono incaricati di interpretare le
sacre scritture, che la lue è segno dell’ira divina e che così Dio punisce e
flagella le nostre cattive azioni.”
(Ulrich von Hutten,
Cavaliere tedesco, “Von den Franzosen oder blatteren”,
1519).
Nel 1981 il Dr. Michael
Gottlieb (immunologo) individuò cinque persone malate, fra cui non era
intercorsa relazione alcuna, caratterizzate da un sistema immunitario fortemente
indebolito. Questa malattia venne battezzata con il nome generico di AIDS,
Sindrome da Immunodeficienza Acquisita.
Nello stesso anno
Ronald Reagan viene eletto presidente degli Stati Uniti.
Nel 1984, l'allora
Ministro della Sanità statunitense Margaret Heckler ed il virologo Robert Gallo
dell'Istituto Superiore di Sanità annunciarono in una conferenza stampa che
l’AIDS era una nuova malattia virale, trasmessa attraverso il sangue o i
rapporti sessuali. Fu detto che il virus che causava la malattia era l'HIV
(Human Immunodeficiency Virus), e che sarebbero occorsi circa due anni per
individuare un vaccino e sconfiggerlo. A distanza di ben sedici anni e miliardi
di dollari spesi in ricerca, nessun vaccino è stato scoperto né ci sono indizi
che siamo in procinto di averlo; e neppure è stata individuata una cura
efficace.
Il principale accusato
da parte dei "dissidenti" è proprio lui, Robert Gallo, il quale nel frattempo è
diventato multimiliardario grazie al test dell'HIV da lui brevettato ai tempi
dell'annuncio dell''84, ed anche potentissimo, dato che gestisce ingenti fondi
stanziati per la ricerca sull'AIDS. Anche se Gallo sosteneva di aver isolato lui
il virus HIV, l'Istituto Pasteur di Parigi lo denunciò sostenendo che il virus
era lo stesso già scoperto da un ricercatore francese, Luc Montagner, che aveva
inviato alcuni campioni a Gallo. Fu in seguito deciso (da Reagan e Chirac) che i
due fossero considerati co-scopritori, dividendosi i proventi della scoperta.
Un'indagine successiva sempre connessa alla vicenda ha addebitato a Gallo altri
comportamenti poco encomiabili, ma non ha danneggiato più di tanto il "padre" di
una teoria così importante.
Ma cosa avevano
scoperto questi due signori?
Un gruppo di scienziati
australiani, guidato dalla Dott.ssa Eleni
Papadopulos-Eleopulos dopo aver condotto per anni esperimenti e studi di
laboratorio è arrivato alla conclusione che non si può provare che l’HIV esista,
lo si può solo supporre; ma quello che è realmente impossibile affermare è che
questo sia un virus (o un retrovirus).
I dottori Stefan Lanka
e Heinrich Kremer sostengono anch’essi che l’esistenza dell’HIV è una pura
supposizione di laboratorio. Mai dimostrata e non dimostrabile la sua esistenza,
mai prodotta una fotografia di una particella HIV, ma soprattutto mai pubblicati
gli esperimenti di laboratorio che ne avrebbero provato
l’esistenza.
La tesi di Lanka sulla
supposta indiscutibile esistenza dell’HIV è molto acuta ed intelligente. Egli
sostiene che il gran polverone “mediatico” suscitato dalla diatriba tra Gallo e
Montagner, protrattosi per anni con scambi di accuse, scorrettezze e colpi bassi
da telenovela (troppi soldi in gioco), su chi fosse il reale scopritore
dell’HIV, è servito ad oscurare l’attenzione sul fondamento della cosa più
importante: l’oggetto della contesa, cioè la scoperta stessa. Viene mica in
mente a nessuno di mettere in discussione cosa abbiano scoperto due scienziati
che litigano così furiosamente per la paternità di una scoperta tanto
importante.
Quindi non v’è nessuna
prova che esista il virus HIV, presunto portatore della sindrome da
immunodeficienza acquisita.
Il prof. Duesberg, dal canto suo, sostiene che pur essendo indiscutibilmente vere le affermazioni di Lanka & Co., è verosimilmente presumibile che questo virus esista. Qui non ci dilunghiamo, perché la questione è supertecnica e superscientifica, e per i non addetti ai lavori difficilmente comprensibile. Chi ha voglia di farsi venire mal di testa su questa faccenda si può andare a leggere la tesi di Duesberg su http://www.duesberg.com
Dunque Duesberg
sostiene sia ragionevole supporre che questo virus esista, ma, e questa è la
cosa più importante, esso non potrebbe in nessun caso attaccare il sistema
immunitario umano, poiché da esso ne sarebbe distrutto in breve tempo, perciò
anche nel caso esso esista è praticamente inoffensivo (anche qui stesso discorso
di prima; leggersi le info su http://www.duesberg.com)
In ogni caso quello che
salta definitivamente è l’equazione HIV = AIDS = morte.
“L’HIV è solo un latente, e perfettamente inoffensivo retrovirus di cui molti, ma non tutti, i malati di AIDS, possono essere portatori. Dire che l’HIV è la causa dell’AIDS significa mettere da parte tutto ciò che sappiamo sui retrovirus... La teoria dell’HIV è inconsistente, assurda e paradossale.”
Peter
Duesberg
Kary Mullis - premio
Nobel nel 1993 per la chimica per aver inventato uno strumento fondamentale di
analisi del DNA, la PRC - racconta che nel 1988 stava preparando una relazione
in cui doveva giustificare l'affermazione "l'HIV causa l'AIDS". Essendo
un'affermazione importante, decise di citare il lavoro che lo dimostrava, e
domandò ai suoi colleghi quale fosse il riferimento bibliografico più opportuno.
Gli risposero che era una cosa nota, e che non era necessario citare
riferimenti. Ma lui non desistette, e lo cercò nella biblioteca. Nulla. Allora
cominciò a chiederlo a tutti i congressi a cui andava, ma nessuno seppe
rispondergli; finché non gli capitò di domandarlo a Luc Montagner, il
co-scopritore (assieme a Robert Gallo) dell'HIV. Montagner, sorpreso, gli disse
di citare un certo studio.
Mullis rispose che
quello studio non si occupava di quella dimostrazione. "No, in effetti", disse
Montagner. Guardandosi attorno per trovare una via d'uscita, disse "perché non
cita quel lavoro sul retrovirus della scimmia?" – "Ma quello che succede alle
scimmie non prova quello che cerco io. E poi si tratta di un lavoro uscito pochi
mesi fa. Io cercavo il lavoro originale che dimostrò per la prima volta il
legame tra AIDS e HIV nell'uomo". A quel punto Montagner corse a salutare un
collega che aveva visto da un'altra parte della sala. Nemmeno lo “scopritore”
dell'HIV sapeva indicare chi avesse dimostrato che esso causava l'AIDS; non lo
hanno mai fatto né lui né Gallo.
Le confutazioni alla
teoria HIV = AIDS vengono comunque suggerite anche solo dal buon senso (e da un
minimo di informazione) perché sono troppe le stranezze che rimangono insolute,
e che la teoria virale non riesce a spiegare.
Tanto per cominciare,
la presunta infezione da HIV non somiglia affatto a quello di un contagio
generalizzato. Le prime stime parlavano di 200.000 sieropositivi in Italia, con
un tempo di raddoppio dell'ordine dei 10 mesi: oggi tutti gli italiani
dovrebbero essere sieropositivi. Invece, non solo i sieropositivi non sono
aumentati, ma sono persino diminuiti, fino a dimezzarsi: 200.000 sieropositivi
nel 1988, 150.000 nel 1991, 100.000 nel 1996.
E poi se questo virus
così infettivo si trasmette attraverso il sangue e lo sperma e i liquidi
vaginali, perché allora non dovrebbe trasmettersi attraverso la saliva, le
lacrime, il sudore? La medicina ufficiale non ha mai dato una risposta concreta,
salvo trovare l’escamotage (mai provato scientificamente) di sostenere che in
questi liquidi la concentrazione di virus è così bassa da non poter essere
infettiva (?).
Inoltre vi è il famoso
discorso sulla presunta incubazione per l'AIDS (periodo intercorrente tra
infezione e malattia), che ha subito sostanziali modifiche nel tempo: da 10,4
mesi nel 1984, è aumentata di un anno all'anno fino agli attuali 16 anni. Ogni
anno che passa e i sieropositivi storici cioè quelli trovati infetti da HIV
quando si approntò il primo test nel 1984, non si ammalano di AIDS, viene
aggiunto un anno al periodo di incubazione dalla medicina ufficiale. Assurdo.
L’incubazione del morbillo continua ad essere di 9 giorni da secoli. I
sieropositivi di lunga data che non si ammalano di AIDS dovrebbero suggerire una
riflessione sulla teoria HIV = AIDS, invece vengono semplicemente denominati
“lunghi sopravviventi”, e la medicina ufficiale sta ferma lì a guardare ed
aspettare che si ammalino.
In ogni caso le
statistiche parlano chiaro: circa il 50% dei sieropositivi all’HIV non si ammala
di AIDS; nondimeno ci sono casi di AIDS con tutti i test per l'AIDS negativi e
ci sono sempre stati, fin dall'inizio dell'uso dei test. Per esempio nel
novembre 1984, Montagner trovava il test negativo nel 32% dei pazienti con AIDS
esaminati.
In Africa la metà / un
terzo dei casi diagnosticati come AIDS avevano un test negativo. Duesberg ne
aveva contati moltissimi, a livello mondiale, descritti nella letteratura
scientifica fino al 1993.
Da notare che, dal
punto di vista logico, affermare che l'unica causa dell'AIDS è l'HIV ed
ammettere che vi sono casi in cui quello non è presente è una contraddizione
madornale. Per tale motivo gli esperti si sono sempre premurati di negare
l'evidenza, fino al punto di coniare un nuovo nome per i casi di AIDS senza
virus (Idiophatic CD4 Lymphocitopenia), in modo da liberarsi con questo trucco
dello scomodo argomento.
In generale, comunque,
il numero delle persone infettate da HIV si è stabilizzato ed è in costante
diminuzione da anni in tutto il mondo, invece di aumentare rapidamente come era
stato predetto, e questo suggerisce che l’HIV sia un virus vecchio, che è stato
con noi secoli senza causare nessuna epidemia.
"...L’AIDS non è né
nuovo né unico, ma è stato inventato come parola-ombrello per coprire un
complesso di malattie, alcune delle quali erano già state descritte dalla
medicina nel 1539."
John Lauritsen,
autore di “The Great AIDS Hoax” (la grande beffa dell’AIDS).
L'"establishment"
obbietta che la mancata diffusione epidemica della malattia è dovuto ai
risultati positivi della campagna di prevenzione. Rispondono i dissidenti che i
risultati delle campagne di prevenzione non ci sono stati
affatto.
Prova ne è il fatto che
le prostitute, che dovrebbero essere particolarmente colpite da una malattia a
trasmissione sessuale, sono invece praticamente immuni dall'AIDS (in Italia, nel
1993 soli 6 (!) casi di malate di AIDS, 22 nel '95), mentre altre malattie
veneree risultano invece in aumento, smentendo che sia cresciuta l'attenzione
alla profilassi.
E poi, ad esempio in
Africa, le campagne di prevenzione attuate dai governi sono state veramente
irrisorie, praticamente nulle. E allora come mai non c’è stata la tanto temuta e
paventata epidemia, spesso descritta come un autentico flagello che stava per
abbattersi sul continente nero?
Durante il 1989,
Philippe ed Evelyne Kryen, responsabili di un'organizzazione medica di
cooperazione con 230 impiegati a Kagera, Tanzania, diffusero le prime
informazioni relative alla presenza dell'AIDS in Africa. Pubblicarono un
dossier, illustrato, in cui veniva ipotizzato un futuro assai buio per il
continente africano, flagellato dalla piaga dell'AIDS.
La stampa degli USA
riprese ed amplificò questo dossier.
Ad esempio, nel marzo
del 1992, il Washington Post scrisse che il continente africano stava soffrendo
“una immensa catastrofe nel campo della salute pubblica” e che Kagera era “una
delle aree più duramente colpite del mondo”.
Questo giornale
attribuì a Philippe Kryen frasi del tipo: “sarebbe stato preferibile un
terremoto” alla piaga dell'AIDS, dato che essa colpiva il gruppo più produttivo,
quello delle persone più sessualmente attive.
Il 3 ottobre del 1993,
il Sunday Times pubblicò un lungo articolo del suo reporter scientifico Neville
Hodgkinson. In questo articolo, e dopo quattro anni di esperienza con pazienti
africani, Philippe Kryen dichiarava: “L'AIDS non esiste. È una cosa che è stata
inventata. Non ci sono basi epidemiologiche. Per noi non esiste.”
Ma il Washington Post
non si fece eco di questa mutata opinione. E nessun altro
giornale.
"Hanno considerato il
gran numero di persone sieropositive (in Africa) prima di accorgersi che gli
anticorpi della malaria - che in Africa hanno tutti - si mostrano nei test come
‘positivi all’HIV’."
Kary
Mullis
La situazione dell’AIDS
è assolutamente anomala rispetto a qualsiasi malattia che pretende di essere di
origine virale, come sostiene Michael Martinez, sul documento "Why HIV Does Not
Cause AIDS" (Perché l'HIV non causa l'AIDS).
Spiega Martinez: perché
si possa parlare di infezione da germi, debbono essere verificati i cosiddetti
"postulati di Koch": ovvero i microbi devono essere presenti in tutti i casi di
malattia, e devono essere biologicamente attivi; devono poter essere isolati e
accresciuti in coltura; i microbi in coltura devono riprodurre la stessa
malattia se introdotti in un altro ospite; e devono essere di nuovo trovati
nell'organismo ospite. Come si vede, anche se si tratta di microbi e non di
virus, siamo di fronte a regole più che altro dettate dal buon
senso.
Gallo invece sovverte
totalmente queste regole, perché è possibile ritrovarsi malati anche senza
virus!
E ancora: l’infezione
da HIV, come ci è stato insegnato, debilita le difese immunitarie, spianando la
strada ad altre malattie; sono queste, e non l'HIV, a portare alla morte il
paziente. Queste malattie "complicanti" sono attualmente enumerate in una
trentina. Ma, cosa strana, tra esse c'è il carcinoma uterino, che è a tutti gli
effetti un tumore, e che di conseguenza non si capisce cosa abbia a che fare con
il sistema immunitario... Un'altra, il sarcoma di Kaposi, è per ammissione degli
stessi CDC (centri epidemiologici) statunitensi, "non causata dall'HIV ed
indipendente da esso"!
Negli ultimi anni lo
stesso Luc Montagner, co-scopritore del virus, ha iniziato nel corso di svariate
conferenze in giro per il mondo una lenta e progressiva marcia indietro rispetto
alla teoria HIV = AIDS, sostenendo che i suoi studi rivelano sempre più l’HIV
come un semplice co-fattore scatenante la malattia, e non come l’unica causa
determinante. Una vera e propria presa di distanza dal “fondamentalismo” di
Gallo e seguaci.
Va detto che, comunque,
il sapere ufficiale è ancora saldamente arroccato sulla posizione della teoria
virale e sui miliardi “a pioggia” che questa garantisce, ed usa tutti gli
strumenti di pressione e persuasione a sua disposizione.
Sul numero di settembre
1998 del mensile “Le Scienze” (edizione italiana di Scientific American), è
stata pubblicata una lunga “indagine” dal titolo molto significativo: “Speciale
AIDS: quali sono le prospettive nella battaglia contro l’HIV”.
Una trentina di pagine
in cui non viene mai messo minimamente in dubbio che l’HIV sia l’unica ed
esclusiva causa dell’AIDS, né che i test siano del tutto inaffidabili, ed in cui
vengono elogiati trionfalmente i successi della medicina in questo campo. La
tesi è tuttora quella che l’AIDS rappresenta una epidemia a livello mondiale
(pandemia), la cui espansione esponenziale viene contenuta dagli strabilianti
successi della scienza medica, soprattutto attraverso l’uso dei nuovi farmaci
(gli inibitori della proteasi), combinati con i vecchi farmaci (AZT) e con
l’aggiunta di altri farmaci ancora.
Vedremo più avanti
l’assurdità di queste affermazioni.
E’ in ogni caso
stupefacente l’autorevolezza con cui questi pennivendoli prezzolati (che si
spacciano per “scienziati”) sostengono una simile quantità di menzogne e
nefandezze. Questa è realmente quella che Kary Mullis definisce “la
manipolazione informativa in azione”.
“Non vi
è potente fregnaccia, che la tecnica moderna non sia lì pronta ad avallare, e
rivestire di plastiche verginali, quando ciò risponde alla pressione
irresistibile del capitale e ai suoi sinistri
appetiti.”
Amadeo Bordiga
(Politica e Costruzione, da “Prometeo” n. 4, luglio-settembre
1952)
3) LA QUINTAESSENZA DELLA TRUFFA: I TEST DELL'AIDS
Bene, assodato che non
è nemmeno certo che l’HIV esista, prendiamo ora in considerazione il perno su
cui tutto ruota: i test.
La diagnosi d'infezione
da HIV viene fatta sulla base dei risultati d'un test di screening (Elisa) e
d'un test di conferma (Western Blot, WB) che rivelerebbero la presenza di
anticorpi specifici. Vi sono anche altri test, meno diffusi e quasi tutti
considerati “meno affidabili”(!).
Nei due test, il siero
del paziente viene messo a contatto con le proteine virali (antigeni); se vi
sono anticorpi contro le stesse proteine, questi si legheranno e saranno poi
evidenziati con una seconda reazione; nel WB le proteine sono separate in bande
con elettroforesi, in modo da riconoscerle separatamente.
Il test Elisa è molto
più economico, ancorché più inaffidabile, se mai è possibile. In Italia è
l’unico “passato” dalla sanità “pubblica” ed è considerato sufficiente per
essere dichiarati “appestati” o meno.
Ma non è così in tutti
i paesi, anzi, metodi e criteri sono parecchio diversificati.
L'affidabilità di
questi test avrebbe dovuto essere valutata molto scrupolosamente, date le
pesanti ripercussioni psicologiche, affettive, sociali e professionali che un
responso positivo comporta per la persona (e spesso anche per chi la circonda).
Purtroppo, sebbene tutti i test usati (come vedremo) non siano per niente
affidabili, le "autorità" e gli "esperti" hanno operato ed operano "come se" lo
fossero.
Va ricordato che,
secondo gli stessi dati ufficiali, essi segnalano spesso molti "falsi positivi":
in altre parole, molte persone sono erroneamente identificate come
sieropositive, con effetti disastrosi per loro e per chi gli sta vicino, dato il
clima di terrore mediaticamente creato.
Lo conferma Robin
Weiss, noto virologo che detiene un brevetto proprio in questo campo: “In
popolazioni in cui la diffusione della malattia (AIDS) è scarsa (quelle
europee), questi falsi positivi costituiscono una percentuale consistente di
tutti i sieropositivi. E le conseguenze d'un falso allarme in questa materia
sono note: grave angoscia, depressione, spesso perdita del lavoro, rifiuto di
assicurazioni sulla vita e contro le malattie (ahi ahi … - N.d.R. -) e,
talvolta, tentati suicidi. La gravità del danno prodotto è enorme: quando i due
test combinati (Elisa e WB) vengono applicati alla popolazione generale,
producono un tasso di falsi positivi 5 volte maggiore dei presunti "veri
positivi"”.
E' stato anche
dimostrato che alcune malattie e fattori banali quale una semplice vaccinazione
anti-influenzale possono rendere positivo il risultato.
Va alla già citata
scienziata australiana, Eleni Eleopulos ed ai suoi colleghi il merito d'aver
dimostrato in modo rigoroso l'attuale vergognosa situazione prendendo in esame
le assurde molteplicità dei criteri diagnostici (che avrebbero dovuto essere
uguali dovunque) e valutando i singoli aspetti dei test utilizzati.
In consonanza con
quanto affermato anche da molti altri scienziati ed équipes di ricerca, la
Eleopulos ricorda come i criteri di diagnosi siano profondamente diversi da
Paese a Paese e come, quindi, i dati raccolti in base ad essi non siano né
comparabili né cumulabili (sebbene vengano regolarmente comparati e cumulati) ai
fini di una seria valutazione statistica internazionale.
In Africa, per esempio,
la diagnosi di AIDS viene fatta nella maggior parte dei casi in termini
puramente clinici, cioè sulla base dei sintomi (ma si tratta di sintomi comuni a
malattie diffusissime ed antiche in quel continente, per esempio la malaria). In
America meridionale, invece, tale diagnosi viene fatta quando il paziente, oltre
a presentare certi sintomi, risulta positivo a uno di due test: il test Elisa o
il "test dell'antigene" (i più economici e imprecisi).
In Europa e negli Stati
Uniti, viceversa, questi due test non sono considerati sufficientemente
affidabili: essi devono essere suffragati da un test detto di conferma, il
Western Blot (WB).
Le cose non stanno così
in Italia, dove come già visto basta l’Elisa, e vanno ancora diversamente in
Gran Bretagna, ove frequentemente ci si affida al solo test Elisa, ma ripetuto
più volte.
Approfondendo la
ricerca sulla concordanza o meno tra test Elisa, WB e diagnosi clinica, Eleni
Eleopulos ha constatato che la confusione cresceva ancora.
In Africa, la
corrispondenza tra test Elisa positivo e diagnosi clinica è risultata del 50%
circa, secondo la letteratura scientifica. Inoltre, come ammesso dagli
epidemiologi Robert Biggar nel 1985 e Myron Essex nel 1994, in Africa "la
reattività sia nell'analisi ELISA sia nella Western Blot possono essere
non-specifiche " a causa di malattie diffuse ed endemiche (malaria,
lebbra).
In Russia, la
concordanza tra test Elisa e test di conferma (WB) è risultata minima. Stando ad
informazioni pubblicate sull'autorevole rivista medica inglese The Lancet, nel
1990, in Russia vennero fatti 20,2 milioni di test ELISA, di cui 20.000
risultarono positivi, ma solo 112 vennero confermati con il WB; nel 1991, su 30
milioni di test ELISA, ben 30.000 risultarono positivi, ma di questi solo 66
risultarono confermati dal Western Blot cioè soltanto 1 ogni 455.
Negli Stati Uniti, su
un totale di 1.200.000 militari di leva sottoposti al test Elisa 12.000
risultarono positivi, ma alla fine dei 3 controlli previsti, ne vennero
confermati meno di 1/6 (1.920). Quale risultato ci sarebbe stato, si domanda la
Eleopulos, se i controlli, invece di 3, fossero stati 2 o 5 e il loro ordine di
esecuzione (Elisa e WB) diverso?
Quali sono i criteri
per un test "di conferma" (WB) positivo? Quanto è standardizzato?
Nei soli Stati Uniti vi
sono ben 4 criteri ufficiali, e solo uno (indicato nel kit diagnostico della Du
Pont) è stato approvato dalla FDA (Food and Drug Administration) nel 1987.
Questo è il più restrittivo ed è usato da pochi laboratori. Se solo questo test
fosse usato, negli Stati Uniti sarebbero confermati solo il 50% dei
sieropositivi!
Ma in questo come in
altri Paesi, continuano ad essere utilizzati kit differenti praticamente in ogni
laboratorio (in Italia nel 1992 i kit in commercio erano almeno 18 e su
nessuno di questi era stata fatta alcuna verifica di affidabilità da
parte delle autorità sanitarie!).
Sono aspetti
sconcertanti che vengono tenuti nascosti alla popolazione ma ben noti a molti
ricercatori. Ecco il commento del Dr. Zolla-Pazner: "Confusione sulla
identificazione di queste bande (i risultati del test Western Blot) è risultata
in conclusioni scorrette negli studi sperimentali. [...] potrebbe essere
necessaria la reinterpretazione dei risultati già pubblicati". Un altro gruppo
così si è espresso nel 1989: "La sua tecnica (del Western Blot) non è stata
standardizzata, l'importanza e le conseguenze delle variazioni verificatesi nei
laboratori non sono ancora state misurate. I suoi risultati richiedono d'essere
interpretati; i criteri per queste interpretazioni variano non solo da
laboratorio a laboratorio, ma anche di mese in mese."
Alcune domande sui
test:
E' un test
riproducibile?
E' un test
specifico?
E gli altri
test?
“L’età capitalista è
più carica di superstizioni di tutte quelle che l’hanno preceduta. La storia
rivoluzionaria non la definirà età del razionale, ma età della magagna. Di tutti
gli idoli che ha conosciuto l’uomo, sarà quello del progresso moderno della
tecnica che cadrà dagli altari col più tremendo fragore”
Amadeo Bordiga
(scritti, 1952)
“L’AIDS non è una
malattia, non è un’epidemia, non è un’infezione: è morte da
farmaci”.
Peter
Duesberg
L’azienda leader nel
mondo nella produzione di farmaci e “cure” per l’AIDS è la Glaxo
Wellcome.
Un po’ di
storia:
“WELLCOME TO
DEATH”
L'antica
Burroughs-Wellcome venne creata nel 1880 da due farmacisti: Henry Wellcome e
Silas Burroughs.
Nel 1936 venne fondata
la Wellcome Trust. La Wellcome e la Rockefeller iniziarono ad
associarsi.
L’orientamento politico
è quello della destra bianca intollerante e reazionaria. L’élite finanziaria è
l’alta borghesia ebraica.
Durante gli anni '30
rappresentante legale della Wellcome Trust fu la firma Sullivan & Cromwell,
una delle più influenti di New York ed uno dei pilastri della Rockefeller. I
suoi due avvocati, John Foster ed Allen Dulles sarebbero divenuti,
rispettivamente, Segretario di Stato americano e direttore della CIA durante la
guerra fredda.
Sin dagli anni 50 si
preparano i suoi quadri tecnici, e in seguito il trust Wellcome partecipa al
complesso universitario londinese fondato da Rockefeller. La sua influenza si
estende nel campo dell'educazione sanitaria inglese e americana.
Negli anni 70, David
Rockefeller crea la famosa Commissione Trilaterale, formata da industriali,
accademici e uomini politici esperti in politica internazionale. Il nocciolo
duro della Trilaterale è composto da dirigenti di un gruppo di aziende
multinazionali il cui scopo è il mantenimento del potere economico (plutocrazia)
in tutto il mondo. Fra queste multinazionali un posto preminente spetta alla
Wellcome Trust Corporation. L’ombra lunga della Trilaterale condizionerà per
anni governi e servizi segreti di mezzo mondo.
Nel 1981 Ronald Wilson
Reagan vince le elezioni presidenziali degli Stati Uniti. Nella “lobby” che
finanziò la sua campagna elettorale troviamo in posizione predominante la
Wellcome Trust Corporation.
Nello stesso anno,
viene “scoperta” una nuova malattia, con patologia caratterizzata
dall’indebolimento del sistema immunitario. Questa malattia sarà ben presto
battezzata con il nome molto generico di AIDS, Sindrome da Immunodeficienza
Acquisita.
Il 23 aprile 1984, con
la presentazione dell'allora segretaria di Stato della Sanità e Assistenza
Sociale degli USA, Margaret Heckler, il Dr. Robert Gallo annunciò nel corso di
una conferenza stampa che aveva scoperto il retrovirus produttore dell'AIDS, che
denominò HTLV-III (meglio conosciuto come HIV).
Nello stesso
giorno veniva registrato un brevetto americano del test
dell'HTLV-III sviluppato dallo stesso Gallo.
Fino al 1986, Wellcome
Trust controllava il 100% della Wellcome Inc., produttrice di farmaci. Vendette
il 25% delle proprie azioni e assunse la denominazione di Wellcome
Foundation.
Da questo momento in
poi assistiamo ad un cambiamento di rotta da parte delle istituzioni della
Wellcome che rinunciano ad atteggiamenti etici populistici ed accademici per un
mercantilismo d’assalto duro e puro.
Dopo il clamoroso
insuccesso come trattamento anticancro, la Wellcome ottenne l'autorizzazione per
ripresentare sul mercato l'AZT, ribattezzato Retrovir, per trattare i malati di
AIDS.
Il 24 giugno del 1988,
Duncan Campbell, in un articolo intitolato “The amazing AIDS scam”, sulla
rivista “New Stateman and Society”, affermò che molti risultati clinici vengono
nascosti dietro risultati commerciali. Affermò inoltre che il costo dell'AZT si
era quintuplicato o decuplicato. Il costo mensile di un malato di AIDS è
attualmente di circa due milioni di lire (all’inizio del 1997 era valutato
statisticamente in circa 1650 dollari mensili).
Nel luglio del 1992, la
Wellcome Trust ridusse la propria quota di partecipazione nella Wellcome
Foundation ad un 40%, portando la sua quota annua di profitto a circa 2,3
miliardi di dollari.
Nel 1995 la Wellcome
Inc. si unisce con la Glaxo Inc., colosso farmaceutico americano: nasce la Glaxo
Wellcome Inc., potentissima supermultinazionale presente in ogni parte del
mondo.
La Glaxo Wellcome
chiude l’esercizio finanziario del 1997 con un fatturato di 13,8 miliardi di
dollari.
Tutte le informazioni
su questa spett.le azienda le trovate su http://www.glaxowellcome.com su cui
potrete ammirare il logo animato: “disease has no greater enemy than Glaxo
Wellcome” (la malattia non ha nemico più grande della Glaxo Wellcome).
Amen.
"L’AZT non aveva
prospettive per due ragioni: i miei studi hanno mostrato che era cancerogeno in
ogni dosaggio e che era troppo tossico anche per usi di breve
periodo."
Dr. Richard Beltz -
inventore dell’AZT (azidotimina)
L’AZT, sostanza
contenuta nello sperma delle aringhe, fu sintetizzato come composto chimico di
laboratorio dal chimico della Burroughs Wellcome Richard Beltz nel 1964 nel tentativo di
trovare una cura contro il cancro.
Data la sua
elevatissima tossicità è impiegato come base per il veleno per
topi.
Quindi, per anni, la
medicina ha sperimentato sugli esseri umani un potentissimo topicida, e continua
a farlo tuttora.
Non staremo qui a
scendere nel “tecnico” su come agisce (per chi volesse saperne di più: “AIDS
Gate” http://aliveandwell-eugene.dreamhost.com/aidsgate/ ),
comunque l’AZT era stato utilizzato in medicina per distruggere le cellule
malate, cancerose, ed impedirne la riproduzione. Fu un fiasco clamoroso. Innanzi
tutto si scoprì subito che causava altri cancri, e successivamente che tutti i
pazienti trattati con AZT morivano molto prima rispetto a quelli che non avevano
ricevuto il trattamento (infatti, ripetiamo, si tratta di VELENO PER TOPI).
Anzi, impediva anche di studiare l’evoluzione dei tumori, perché i pazienti
morivano precocemente di avvelenamento da AZT. E la ragione è proprio abbastanza
semplice: l’AZT non è come i moderni missili “intelligenti” americani, che
lanciati contro obiettivi militari, vanno a colpire infallibilmente gli asili e
gli ospedali iracheni. Esso non sa quali sono le cellule buone e quelle cattive,
le attacca tutte quante e basta. Ovviamente la spiegazione scientifica è ben più
complessa e articolata, ma più o meno questo è quello che succede con
l’AZT.
Si disse allora che era
una questione di dosaggi. Alte dosi uccidevano in breve tempo, ma dosaggi più
bassi erano presumibilmente “benefici”. Così vennero fatte altre sperimentazioni
su svariate patologie, fra cui soprattutto psoriasi e malattie della pelle. Roba
da matti. Inutile dire che fu ben presto accantonato.
Va detto che le case
farmaceutiche, siccome ricevono parecchi finanziamenti anche in denaro pubblico
per le ricerche, spendono ogni anno montagne di soldi nella ricerca e creazione
di nuovi farmaci. Ma molti di questi sono puramente speculativi. Il composto
chimico magari funziona, produce alterazioni a vari livelli, e viene anche
sperimentato su uomini (carcerati, malati di mente …) e animali, ma non ha
malattie specifiche da curare, non si sa a cosa possa servire, così viene messo
nel cassetto, in attesa che salti fuori la malattia o la scusa buona per tirarlo
fuori.
Così è stato per
l’AZT.
Vent’anni dopo, con
l’avvento di una malattia così “mortifera e terrificante” come l’AIDS, la
Wellcome rimise prontamente mano alla sua mirabile invenzione, affermando teorie
folli, per cui l’AZT, prima di ammazzare le cellule, ammazzava i virus, ed
essendo la recentissima scoperta di Gallo causata da un virus (l’HIV), terapie
brevi e mirate sarebbero state efficacissime. La FDA (Food and Drug
Administration, l'ente statunitense che verifica l'efficacia dei farmaci) lo
approvò ufficialmente solo nel 1987, ma ne consentì l’uso in via sperimentale
fin dalla “scoperta” dell’HIV (1984), anche in associazione con altri farmaci,
come del resto, aveva già fatto in precedenza autorizzandone l’uso per altre
patologie (cancri, ecc.), sin dal 1964.
Ricomincia la storia.
La gente trattata con AZT sebbene in alcuni casi sembri avere un temporaneo,
brevissimo miglioramento, si ammala definitivamente e muore.
Ma invece di
sospenderne l’uso, arriva la teoria più demenziale: non bisogna usarlo da solo,
ma associato ad altri farmaci che ne limitino i danni e ne integrino
l’azione.
Chissà quanti
malcapitati si sono ritrovati a dover prendere dosi incredibili di farmaci di
ogni genere, fra cui l’AZT, nella speranza di curare una malattia che neanche
esiste nei termini in cui viene presentata, morendo di intossicazione da
farmaci.
L’AZT è stato usato
indiscriminatamente su soggetti già debilitati, donne in gravidanza,
neonati.
Moltissimi sono i casi
di persone che accortesi del rapido peggioramento con l’AZT, hanno smesso di
prendere ogni farmaco, salvandosi dalla morte, e creando quella casistica che la
medicina ufficiale non sa spiegare, di soggetti che pur essendo sieropositivi
non si ammalano e non muoiono.
Come cresce la voce del
dissenso e l’informazione (controinformazione), sempre di più sono le persone
che si salvano da una morte imminente annunciata come
inevitabile.
A Londra, i superstiti
pubblicano la rivista “Continuum”. In Olanda collaborano con la Fondazione per
la Ricerca Alternativa sull'AIDS (SAAO), in Svizzera da anni sono attivi gruppi
di auto aiuto e controinformazione sull’AIDS che hanno preso piede un po’ in
tutta Europa.
La maggioranza delle
persone colpite dall'AIDS che sono sopravvissute alla malattia lo hanno fatto
grazie a grandi dosi di volontà e di senso critico, assumendo costumi di vita
coscienti e responsabili, e perché no, anche antagonisti.
Il famoso campione
Earvin "Magic" Johnson, risultato sieropositivo nel 1991, pare abbia assunto AZT
per pochi giorni, risultandone debilitato, e che abbia subito
smesso.
La sua salute migliorò
subito, tanto che vinse alle Olimpiadi del 1992. In una recente conferenza
stampa Magic ha dichiarato di non essere più malato di AIDS.
Un altro dei tanti
misteri dell’AIDS.
“Il mistero di questo
virus è stato generato dai duemila miliardi all'anno che vi sono stati spesi. Se
prendi un altro virus e ci spendi duemila miliardi di dollari potrai ricamarci
sopra tutti i misteri che vuoi”.
Kary Mullis - (“la
manipolazione informativa in azione”).
LE ALTRE "CURE"
UFFICIALI
Terapie convenzionali
(farmaci antiretrovirali).
I primi ad essere
impiegati sono stati i cosiddetti “inibitori della trascrittasi
inversa”.
Gli ultimi, più
recenti, gli “inibitori della proteasi”.
Trascrittasi
inversa:
Processo di
replicazione virale in cellule non precedentemente infettate, nel quale RNA
virale ad un solo filamento viene trascritto in DNA virale a doppio filamento,
consentendo la conversione del genoma virale in forma che si integra nel DNA
della cellula ospite, infettandola.
L’inibizione della
trascrittasi inversa non ha tuttavia effetto sulla produzione di virus da parte
di cellule nelle quali l’integrazione ha già avuto luogo, quelle con infezione
cronica.
Proteasi:
Le proteasi sono enzimi
essenziali nel processo di trasformazione dei precursori virali in assemblaggio
e formazione dei virus maturi. Questo processo avviene durante o subito dopo la
gemmazione dei virioni dalla membrana della cellula ospite.
Inibitori della
Trascrittasi inversa:
Zidovudina (AZT,
Retrovir) – il primo antiretrovirale utilizzato, dapprima in monoterapia,
attualmente in associazione con altri antiretrovirali. Presenta effetti tossici
con effetti collaterali più frequenti all’inizio del trattamento.
Didanosina (DDI, Videx)
– il secondo antiretrovirale utilizzato. Comporta la frequente insorgenza di
neuropatie periferiche.
Zalcitabina (DDC,
HIVid) – Stavudina (D4T, Zerit) – Lamivudina (3TC, Epivir)
Presentano effetti
tossici con effetti collaterali in genere reversibili con sospensione del
trattamento.
Nevirapina (Viramune) –
Delavirdina (Rescriptor)
Hanno azione sinergica
con AZT e DDI.
Inibitori della
Proteasi:
Ritonavir (Norvir) –
Gli effetti collaterali osservati più di frequente sono: nausea, diarrea,
vomito, astenia, vasodilatazione, alterazione del gusto. Produce interazione con
altri farmaci (antibiotici, antidepressivi, antistaminici).
Indinavir (Crixivan) –
le principali complicazioni descritte sono state secchezza della cute e
alterazione del gusto.
Saquinavir (Invirase) –
appare come l’inibitore della proteasi meglio tollerato. Viene spesso
somministrato in combinazione con il Ritonavir. Può provocare aumento delle
transaminasi.
Nelfinavir (Viracept) –
uno dei più recenti. Non presenta interazioni farmacologiche di particolare
rilevanza. L’evento avverso più frequente è la diarrea.
Le terapie
antiretrovirali comunemente utilizzate sono estremamente complesse, ed il regime
terapeutico attualmente più utilizzato è quello che prevede l’associazione di
più farmaci antiretrovirali, in genere due inibitori della trascrittasi inversa
e un inibitore della proteasi, i cosiddetti “cocktail” antiretrovirali. Essi
richiedono una rigorosa adesione del paziente al trattamento, al fine di
prevenire l’insorgenza di resistenze.
Uno dei problemi più
comuni nella pratica clinica di questi trattamenti è quello di decidere tempi e
modi di somministrazione, ovvero quando iniziare, cambiare, sospendere o
interrompere una terapia e come definire i costanti insuccessi.
Si noti bene che alla
base di tutte queste “terapie” vi è l’accettazione passiva e acritica che L’HIV
esista.
Ma siccome la sua
esistenza non è mai stata dimostrata si somministrano veleni tossici per
debellare un qualcosa di inventato.
A questo punto sorge
obbligatoria la domanda “cui prodest?” (a chi giova?).
Quelle elencate fin qui
sono le “cure” standard, quelle più diffuse, usate e abusate finora. Esistono
comunque numerose altre terapie, misture e cocktail di farmaci usate e suggerite
qua e là da medici, stregoni e sciamani ospedalieri. Chi da anni sta vivendo la
vicenda AIDS sulla sua pelle ne sa qualcosa!
E’ da osservare ancora
che la medicina ufficiale tende sempre a negare la palese tossicità dei farmaci
impiegati, e ad attribuire la responsabilità della mortalità “per AIDS” al fatto
che il virus HIV sarebbe un virus mutante, che in breve tempo diviene resistente
ai farmaci, per cui bisogna introdurre sempre nuove terapie, associandole magari
con quelle vecchie. Gli scienziati “dissidenti” sostengono che queste
affermazioni sono totalmente a-scientifiche, in contrasto con tutti i postulati
su cui si regge la medicina occidentale, quindi prive di qualsiasi fondamento
sia scientifico che culturale, e soprattutto prive di verifiche, studi e
sperimentazioni di laboratorio. Ma non c’è bisogno di essere scienziati per
capire che simili teorie non possono che ignorare la salute della popolazione,
tese come sono a garantire business miliardari per l’industria farmaceutica, e
finanziamenti da capogiro per la ricerca.
“Checché ne dicano i
professionisti della salute, la malattia non è un fenomeno negativo per
l’individuo. Tutt’altro. E’ la risposta dell’organismo all’aggressione di agenti
patogeni esterni e, talvolta, interni, scatenati però da condizioni esterne.
Poiché si tratta di una risposta, la malattia significa resistenza, autodifesa.
Scaricata la fase acutamente morbosa, l’organismo vivente tende (anzi
tenderebbe, date le sollecitazioni farmacologiche cui tutti siamo sottoposti che
appiattiscono le reazioni e le loro forme) a ritrovare il suo equilibrio
biologico. Un po’ come la febbre: guai se non ci fosse, perché in questo caso
significherebbe che l’organismo non ha più alcuna forza autodifensiva. (Un
esempio per tutti: nel caso di epatopatie, di malattie del fegato, sinché la
parte, il fegato, è dolorante significa che sta opponendo una resistenza agli
agenti patogeni; quando ormai tace, vuol dire che l’organismo si è arreso, come
nel caso di epatiti o cirrosi.) Ma la medicina, invece di assecondare la
malattia e di condurla a un esito positivo, cioè ad un superamento della
malattia stessa, vuole intervenire immediatamente con il bombardamento
farmacologico (in specie con antibiotici e “bios”, ben si sa, vuol dire vita).
Perché il tempo dell’uomo (essere organico) deve essere scandito dal tempo del
capitale (essere inorganico). Il tempo della merce, del suo supporto fattivo, il
lavoro, e della sua protesi gestionaria, la circolazione e l’amministrazione,
deve essere totale. Il corpo umano, dunque, depauperato delle sue esigenze
organiche vitali, non può funzionare che come una macchina. La medicina
contemporanea si occupa per l’appunto di questo ed il suo apogeo sta proprio
nella tecnica dei trapianti: sostituire i pezzi della macchina, cambiare le
parti difettose del burattino, di Pinocchio.”
Riccardo d’Este (da
“L’AIDS come equivalente generale delle pesti neomoderne ed accumulazione
forzata di medicina” – La Mal’aria …, 1992)
5) ALCUNE
DOMANDE
Si,
esiste.
Esiste sicuramente una
patologia che porta ad una grossa deficienza del sistema immunitario e talvolta
anche alla morte. Anzi ce ne sono molte, non si sa nemmeno quante, ed alcune
esistono probabilmente da secoli. E possiamo anche tranquillamente chiamarle
tutte AIDS. Il primo caso di “sindrome da immunodeficienza” viene comunque
descritto nella letteratura medica nel 1912.
L’unica cosa certa è
che l’AIDS non è nulla di ciò che ci è stato raccontato
finora.
- COS'E' IL SISTEMA IMMUNITARIO E COME FUNZIONA?
Vediamo di
spiegarlo in poche parole. Per chi vuole saperne di più esiste una bibliografia
vastissima.
Il sistema immunitario
è la seconda linea di difesa dalle malattie del nostro organismo (la prima è la
pelle). Essa è costituita dai globuli bianchi, chiamati linfociti, prodotti dal
midollo osseo.
A seconda della loro
funzione alcune di queste cellule sono dette cellule “B”, altre cellule “T”.
Esistono più tipi di cellule ”T”. Per esempio le cellule T4 sono meglio
conosciute come T4 Helper (aiutanti, che danno aiuto). Esse sono i cani da
guardia del nostro organismo, e al sopravvenire di ogni minaccia esterna danno
l’allarme e attivano il sistema immunitario. Dopodiché le cellule “B” si mettono
immediatamente al lavoro e producono anticorpi per combattere ogni possibile
tentativo futuro di attacco da parte della stessa causa.
Questo è il principio
che sta dietro a tutti i vaccini: introdurre piccolissime quantità di agenti
scatenanti una determinata malattia per fare in modo che le cellule B creino gli
anticorpi, cosicché l’organismo conosca già quella affezione e sia pronto a
difendersi e sconfiggerla in futuro.
Mentre le cellule B
producono gli anticorpi per i futuri attacchi, sempre per effetto dell’allarme
dato dai T4 Helper, il sistema immunitario scatena le cellule T Killer che hanno
il compito di annientare e distruggere le cellule infettate dall’agente
esterno.
Scusate la terminologia
guerresca, ma la medicina occidentale è nata, cresciuta e sviluppatasi con le
guerre, ed ogni descrizione ufficiale sembra sempre un campo di battaglia. (La
medicina cinese o quelle orientali non si esprimono mai in questi
termini).
Il guaio è che dopo la
battaglia le cellule T Killer vanno richiamate e fermate, perché queste sono
idiote come i Rambo americani, e se non le si ferma esse cominciano ad attaccare
le cellule sane.
Qui entrano in gioco le
cellule T8 Suppressor (soppressori), una sorta di polizia militare che si occupa
di eliminare gli yankees impazziti
e far così cessare l’allarme immunitario.
In un organismo sano
sono presenti circa da 800 a 1000 cellule T4 per microlitro di sangue, e circa
la metà di cellule T8.
Le malattie del sistema
immunitario (AIDS compreso, ovviamente) minano o “inceppano” questo meccanismo
in molte maniere differenti.
E soprattutto sono
sempre esistite, solo che non se ne era a conoscenza.
Prima della “scoperta”
dell’AIDS, una persona con sistema immunitario debilitato poteva morire ad
esempio di polmonite. E la diagnosi era di morte per polmonite. Oggigiorno se
una persona è sieropositiva all’HIV una morte per polmonite è diagnosticata come
morte per AIDS. Ma se una persona con sistema immunitario debilitato muore di
polmonite e non è positiva all’HIV, la diagnosi rimane di morte per polmonite.
Questo viene fatto per avvalorare la teoria HIV = AIDS, ma è un assurdo: o una
persona muore di polmonite e basta, o se aveva il sistema immunitario debilitato
la polmonite è stata l’esito di una patologia da immunodeficienza, HIV o non
HIV.
- E' l'AIDS (o meglio
il virus HIV che "causerebbe" l'AIDS) contagioso?
No, l’HIV non è
contagioso. In primo luogo non si sa nemmeno se esista: la sua esistenza non è
mai stata provata. In secondo luogo se anche esiste è veramente impossibile
provare che sia un virus, come dichiarato dalla Dr. Eleopulos. In terzo luogo,
nel caso che esista, e che malauguratamente sia proprio un virus, esso non
sarebbe in grado di intaccare il sistema immunitario umano, come dimostrato da
Duesberg seguendo una serie di postulati su cui si basa l’intero edificio della
medicina occidentale, ed anche solo adoperando il buon senso.
Ormai un numero molto
vasto di scienziati e ricercatori comincia ad ammettere che le teorie di Gallo e
Montagner sono demenziali, anche se menzogna e mistificazione sono davvero dure
a morire.
Riassumendo l’AIDS non
è una malattia infettiva.
L’AIDS non si trasmette
né attraverso i rapporti sessuali né attraverso il sangue.
Questo non significa
che non sia saggio avere rapporti “protetti”: sifilide e malattie veneree sono
statisticamente in aumento (alla faccia della cosiddetta “prevenzione”). Così
come bisogna evitare lo scambio di siringhe: le epatiti sono anch’esse in forte
aumento, e pare, sempre più aggressive, assieme a svariate altre malattie
trasmissibili attraverso il sangue.
- Ma allora chi si prende l'AIDS come se lo becca?
Non esiste un
singolo fattore scatenante (ad esempio un virus) come affermano i sostenitori
dell’HIV e della teoria virale. E’ molto più verosimile pensare ad una serie di
concause che interagiscono, indebolendo, a volte in maniera irreversibile, il
sistema immunitario.
L’uso e l’abuso
massiccio di farmaci è sicuramente la causa principale. L’enorme diffusione
degli antibiotici, usati a dismisura anche quando non ce n’è proprio bisogno (ed
è la maggioranza dei casi), ha indebolito enormemente il sistema immunitario
umano.
Stesso discorso
per i cortisonici (dannosissimi per tutto l’organismo, in particolar modo per il
sistema immunitario), per gli psicofarmaci, ed in generale per tutti i
farmaci.
Se al primo
sintomo di un raffreddore o di un’influenza uno comincia immediatamente ad
imbottirsi di farmaci (soprattutto antibiotici), egli mette subito fuori gioco
il suo sistema immunitario, facendo combattere la malattia da un agente esterno.
In tal modo il sistema immunitario si indebolisce fortemente, non impara più a
“riconoscere” le malattie, e soprattutto perde la capacità di combatterle da
solo. Un luogo comune inglese dice “use it or lose it”, cioè “usalo o perdilo”;
se ad esempio faccio una vita sedentaria e non faccio mai esercizio fisico, cioè
non uso mai il mio sistema muscolare, esso tenderà ad
atrofizzarsi.
Lo stesso vale
per il sistema immunitario. Se non lo uso mai, se non lo tengo in esercizio e
lascio che siano esclusivamente i farmaci a combattere le malattie, esso tenderà
inevitabilmente ad atrofizzarsi..
Sono dannosissimi
anche i vaccini, che obbligano il sistema immunitario ad uno sforzo enorme e
logorante.
Un vaccino contro
l’influenza o contro l’epatite significa né più né meno che beccarsi queste
malattie e per così dire “guarire” senza accorgersene.
Bisogna
assolutamente evitare di fare vaccini di qualsiasi tipo, a meno che questo non
sia veramente indispensabile, cioè si corra un rischio concreto e davvero
probabile di contrarre una malattia grave.
Le vaccinazioni
di massa sono sicuramente responsabili di un grosso indebolimento del sistema
immunitario umano.
Le trasfusioni
sono un altro enorme fattore di rischio. Abbiamo già visto che l’AIDS non è un
virus, e non si trasmette attraverso il sangue. Ma attraverso le trasfusioni si
possono contrarre una quantità di malattie debilitanti, ed inoltre le
trasfusioni sono di solito accompagnate da terapie di farmaci immunodepressivi
per evitare fenomeni di “rigetto”, poiché una trasfusione di sangue è a tutti
gli effetti un trapianto (vedi più avanti). Peggio ancora, ovviamente, per i
trapianti di organi.
Anche l’uso di
droghe, soprattutto quelle pesanti (eroina, anfetamina, cocaina, alcool, ma
anche tabacco, caffè, ecc…) contribuisce indiscutibilmente all’indebolimento del
sistema immunitario, piaccia o non piaccia.
La cattiva
alimentazione è un’altra concausa di debilitazione dell’organismo in generale.
Tutti sanno che oggigiorno ci alimentiamo con cibi sofisticati ed adulterati, e
spesso anche in maniera scorretta, troppi grassi, troppe calorie. Bisognerebbe
cercare di tendere ad una alimentazione “sana” e corretta (per quanto
possibile). Senza dilungarsi troppo, perché è evidente, altre cause di
indebolimento fisico e psichico (e quindi anche del sistema immunitario) sono:
la vita sedentaria, l’inquinamento, il degrado ambientale, lo stress, l’ansia,
l’angoscia, la perdita del senso della realtà tipica del mondo mediatico e
“mediato”, gli esperimenti medici, chimici e militari fatti segretamente sulla
popolazione … ecc. ecc.
Altre concause
riguardano la sfera “sociale” dell’esistenza. La povertà, ad esempio vivere
nella strada senza una casa, la sottoalimentazione, il carcere e le istituzioni
totali, l’uso di droghe “povere” (tagliate, velenose), una vita intera passata
meccanicamente alla catena di montaggio di una fabbrica, l’esposizione a
sostanze chimiche e tossiche, alle radiazioni …
L’interazione fra
alcune o molte di queste concause sono oggigiorno l’unica spiegazione razionale
che si può dare al fenomeno AIDS.
- Ma se l'AIDS non si trasmeste attraverso il sangue, sono pericolose si
o no le trasfusioni?
Si, sono pericolose. Se
possibile, assolutamente da evitare.
Quando viene
trapiantato un cuore, un fegato o un altro organo, il sistema immunitario del
ricevente avverte la presenza del tessuto estraneo, e ciò può dar luogo ad un
fenomeno di rigetto. Anche la trasfusione è a tutti gli effetti un trapianto
(che talvolta può originare fenomeni di rigetto), da qui l’uso frequente di
immunodepressori, che si vanno ad assommare alla naturale depressione del
sistema immunitario dovuta all’immissione massiccia di corpi estranei
nell’organismo. Anche il sangue che ha superato le prove crociate di
compatibilità (la compatibilità dei gruppi sanguigni) può deprimere seriamente
il sistema immunitario. Alla domanda sul perché avesse rifiutato una trasfusione
di sangue, lo scienziato danese Niels Jerne, premio Nobel per la medicina nel
1984, ha risposto:
"Il sangue di un
individuo è come le sue impronte digitali: non esistono due tipi di sangue
esattamente uguali".
Inoltre, come risaputo
attraverso il sangue si possono trasmettere molte malattie conosciute
(soprattutto epatiti, toxoplasmosi, tifo, morbillo, salmonellosi, sifilide,
infezione da citomegalovirus, malaria ecc.), ed è presumibile anche molte altre
tuttora sconosciute. Ogni trasfusione è a rischio, nessuna esclusa. Ad esempio,
il Papa dopo l’attentato subito, dimesso dall’ospedale dovette rientrarvi poco
dopo e rimanervi per un paio di mesi, a causa di un'infezione potenzialmente
letale da citomegalovirus causata dalle trasfusioni di sangue.
E non è che il Papa non
abbia ricevuto trattamenti di massimo riguardo.
Il fatto è che le
banche del sangue in occidente fanno parecchi test sul sangue prelevato, ma non
possono farli tutti per tutte le malattie potenzialmente trasmissibili: è ancora
una volta una faccenda di costi.
Lasciamo perdere poi i
“controlli” che fanno nel terzo mondo: praticamente nessuno.
Riferendosi al problema
dei costi, un funzionario della Croce Rossa americana ha fatto questa
dichiarazione:
"Non possiamo
continuare ad aggiungere un test dopo l'altro per ogni agente infettivo che
potrebbe diffondersi, i costi sono troppo alti".
Quindi mi sembra ovvio
che le trasfusioni sono da farsi solo nel caso sia assolutamente necessario, e
non con la “giocosa” facilità con cui vengono effettuate oggigiorno in tutte le
cliniche e gli ospedali, sempre solo per alimentare il business
medico-farmaceutico.
Un punto a sfavore
della globalizzazione: l’altissima mobilità delle genti nella società odierna,
accompagnata ai sempre più persistenti fenomeni migratori, mette in contatto
individui con caratteristiche sanguinee molto diverse pur appartenendo magari
allo stesso gruppo sanguigno, data la distanza e le peculiarità specifiche dei
luoghi di provenienza (es. anticorpi specifici), e questo nel caso di
trasfusioni può originare grossi problemi.
- E' vero che le categorie più a "rischio" sono i
tossicomani e gli omosessuali?
Viene subito
in mente il giudizio e la punizione divina per i peccatori. In realtà a rischio
lo siamo tutti, specialmente i consumatori di farmaci di ogni genere, come già
detto sopra.
Sicuramente
tossicomani ed omosessuali sono categorie di grandi assuntori di farmaci, e sono
anche categorie socialmente discriminate, cioè spesso vivono ai margini
dell’opulenta e ipermoralistica società dei consumi.
La marginalità, la
precarietà, la discriminazione, l’esclusione, la sofferenza, questi sono i
“fattori di rischio” reali, non certo i comportamenti privati, sociali e
affettivi di una persona.
“Medicina,
religione e legislazione, nel loro sistema di principi, dogmi e norme hanno
dunque una volta per tutte creato le condizioni per l’eliminazione delle
soggettività non solvibili monetariamente, socialmente stigmatizzate e, perciò,
più deboli”.
Gruppo T4/T8 (da “La
Mal’aria…” - La menzogna: il controllo si esplicita)
Esistono comunque delle
ricerche fatte con fini statistici che parlano chiaro (vedi
http://www.virusmyth. com/aids e vedi anche alcune ricerche fatte da Duesberg –
http://www.duesberg.com/).
Vediamo cosa
emerge.
Fra gli omosessuali che
vivono in comunità omogenee con costumi sessuali affini, che lottano in prima
persona per i loro diritti, che rivendicano la loro “diversità” e la loro
omosessualità, la percentuale dei colpiti da AIDS è bassissima, e dovuta
comunque quasi esclusivamente all’uso di farmaci e/o droghe. Questa percentuale
si alza invece drammaticamente fra coloro che vivono in luoghi particolarmente
discriminanti, che tengono nascosta la loro omosessualità, che soffrono e non
rivendicano la loro condizione.
Stesso discorso per i
consumatori di droghe. Che, vi risulta per caso che un qualsiasi Keith Richards
sia mai stato sfiorato nemmeno lontanamente dalla cosiddetta “peste del 2000”? I
tossicomani ricchi, che possono usare sostanze pure e non tagliate, che vivono
in gabbie agiate e dorate, che hanno potere e denaro, l’AIDS non sanno nemmeno
cosa sia. Discorso esattamente inverso per i tossici di strada.
Vale qui la pena citare
alcune statistiche (http://www.virusmyth.com/AIDS/index.htm), ovviamente non
pubblicate, che confermano che a livello mondiale, l’incidenza dell’AIDS resta
confinata quasi esclusivamente nelle vastissime aree delle periferie
metropolitane.
Va aggiunto che, come
sostengono Duesberg e molti altri, queste due categorie sono state le più
colpite dall’AIDS, inteso come morte da farmaci, sia perché effettivamente
comprendono molti soggetti con sistema immunitario indebolito dall’uso di
droghe, sia (soprattutto) perché si è deciso a priori, senza nessuna base
scientifica, ma in virtù piuttosto di un calcolo politico che queste
dovevano essere le due categorie più colpite. Le cose (sempre secondo
Duesberg e svariati dissidenti) sono andate così: si è deciso a tavolino che
l’HIV è un virus e che esso causa l’AIDS, che a sua volta causa la
morte.
A questa teoria è stato
dato un enorme credito, spacciandola come verità assoluta e inconfutabile, senza
verificarne i fondamenti scientifici. E si è creato uno sproporzionato clima di
allarme sociale. Contemporaneamente sono stati messi a punto dei test (Elisa,
WB) dubbi e imprecisi che dovevano servire a rilevare la sieropositività
(infezione) all’HIV. Poi si è deciso che l’HIV si trasmette attraverso il sangue
e i rapporti sessuali.
In questo contesto
quali erano le categorie a rischio? Ovvio, tossicomani, omosessuali e individui
sessualmente promiscui.
Le persone appartenenti
a queste categorie sono state sottoposte in massa ai test, che come già detto
rilevano un numero enorme di falsi positivi, ed inoltre va ricordato che la
sieropositività non significa proprio niente in quanto l’HIV non causa l’AIDS.
Trovato appunto il gran numero di sieropositivi fra queste categorie li si è
convinti di essere infettati da una malattia mortale, e persuasi a curarsi in
massa con l’AZT. Qui il cerchio si chiude: l’AZT è un farmaco killer che dà la
morte in tempi brevi, morte però sempre diagnosticata come morte per AIDS. Et
voilà come ti costruisco artificialmente le categorie più colpite dalla
malattia.
L’uso strumentale
dell’AIDS a fini politici, economici e di controllo è più che
evidente.
Anche molte comunità
nere americane denunciano da anni l’uso razzista, segregativo e ghettizzante del
fenomeno AIDS perpetrato da parte delle istituzioni nei loro
confronti.
- E' l'AIDS una malattia mortale?
Si, lo
è. In ogni caso anche in AIDS conclamato atteggiamenti e stili di vita coscienti
e responsabili possono consentire di vivere ancora a lungo. Va in ogni caso
sottolineato che la percentuale di morti per AIDS a livello mondiale è
assolutamente irrisoria se confrontata alle maggiori cause di mortalità nella
società odierna: cancro, incidenti automobilistici, pallottole (omicidi), fame e
malaria nel terzo mondo … Fa inoltre molto pensare il fatto che oggigiorno in
molti paesi occidentali è più alto il numero dei suicidi che quello dei morti
per AIDS, ed enormemente più alto il numero dei morti sul lavoro.
- Sono stati colpiti dall'AIDS in egual misura entrambi
i sessi? (le malattie infettive sessualmente trasmesse sono
caratteristicamente bidirezionali, nessuna esclusa).
No. Vi è stata sempre
una grossa sproporzione tra i sessi, nei Paesi occidentali, in favore di quello
maschile. In Africa, invece, per questo aspetto, sembra che siano colpiti nella
stessa misura i maschi e le femmine.
La macroscopica
differente distribuzione nei diversi continenti è un altro elemento a sfavore
dell'ipotesi ufficiale.
- La prevenzione è servita a qualcosa sinora?
Decisamente si: in
primo luogo a creare e diffondere emergenza, disinformazione ed allarme
sociale.
E ad alimentare la
paura verso un mostro che non c’è. E a discriminare sempre più i comportamenti
“anormali” e i “diversi”, demonizzandoli a scopo segregativo/discriminatorio per
la salvaguardia della popolazione “normale”. E a diffondere insicurezza, paura e
timore dell’“untore” invisibile (cito da “AIDS, se lo conosci lo eviti”, uno dei
primi opuscoli del Ministero della Sanità: “Non c’è modo di capire, guardando il
suo aspetto, se qualcuno è stato infettato dal virus dell’HIV” – oppure ancora,
ricordate quello spot pubblicitario “pubblicità progresso” [sic] in cui uno dei
due partner, giovane, bello ed aitante, si circondava improvvisamente di un
alone viola?).
Quindi la cosiddetta
“prevenzione” è servita essenzialmente a restaurare la morale cattolica e il
falso perbenismo borghese messi in pericolo da decenni di lotta di
classe.
In secondo luogo è
certamente servita ad ingrassare le casse dei produttori di preservativi e
siringhe, che hanno visto il loro prezzo aumentare in maniera esponenziale (non
l’uso, ma i prezzi sono aumentati vertiginosamente).
“… vi è anche tutta una
serie di dinamiche interne alle organizzazioni sanitarie che sempre più vengono
concepite e gestite funzionalmente al potere, assieme alle figure che in esse
predominano (operatore sociale, educatore, operatore sanitario,
ecc.)
[…]
Riteniamo in proposito
(dell’AIDS) che il livello di informazione, volutamente mantenuto entro i limiti
compatibili con l’interesse economico, sia quello della manipolazione, della
mistificazione e della più totale malafede.”
Gruppo T4/T8 (da La
Mal’aria … - “la menzogna: il controllo si esplicita”)
-Cosa bisongna fare per no prendersi
l'AIDS?
L’AIDS era ed è
tutt’oggi un falso allarme: diminuisce ovunque ed in generale sta sparendo da
solo a livello mondiale. Piuttosto nuove malattie avanzano, e vanno tutte molto
comodamente a finire sotto il supergenerico nome di AIDS, con buona pace di
medici e case farmaceutiche.
Non esistono categorie
a rischio, ma comportamenti e stili di vita a rischio.
Coscienza,
responsabilità, conoscenza, senso critico, predisposizione alla lotta,
antagonismo, questi sono gli antidoti migliori. Rimandiamo qui alla citata frase
di Riccardo d’Este all’inizio del documento.
Se un lugubre medico,
servo del potere, un giorno vi annuncerà con aria grave la catastrofe della
vostra sieropositività, una cosciente e tranquilla risata ed una tonificante
scrollata di spalle vi faranno il servizio che nessun farmaco e nessun AZT
potranno mai e poi mai farvi …
“Con la comparsa delle
epidemie è sorta subito l’esigenza da parte del sistema sociale che le ha
prodotte di giustificare la catastrofe e di dimostrare nell’immediato
l’efficacia dei suoi metodi, tanto interpretativi quanto
terapeutici.
All’interno del
collasso ambientale e organico che l’epidemia sintomatizza, la medicina si è
storicamente rivelata essere un ottimo strumento giustificativo, fornendo sempre
prontamente sistemi interpretativi nel massimo rispetto dei principi
universalmente riconosciuti e posti a fondamento del sapere dominante in una
data epoca.
Così accadde per la
peste, che nell’Europa clericale del XIV secolo veniva considerata dagli esperti
delle cause come un male intenzionalmente diffuso dagli ebrei. Così accade oggi
per l’AIDS.
Come l’opinione
scientifica di allora non aveva motivo di mettere in discussione le basi del
sapere teologico e del potere ecclesiastico, ovvero le basi di quel sistema che
l’aveva nutrita e a cui doveva la propria esistenza, così l’eziologia (scienza
che studia le malattie e il modo in cui agiscono) contemporanea, identificando
tempestivamente nel virus HIV la causa unica dell’AIDS, si è mantenuta nel
totale rispetto degli interessi dell’economia farmaceutica mondiale e, più in
generale, del sistema socio-politico che l’ha prodotta. Inoltre, essa non ha
tardato ad indicare, ancora una volta, lo straniero e il diverso quali malefici
e intenzionali propagatori dell’epidemia. […]
Anche rispetto
all’AIDS, la medicina ha quindi prodotto le sue verità nel pieno rispetto degli
interessi capitalisti a cui è legata.
Gruppo T4/T8 (da La Mal’aria … - “L’organismo come
campo di battaglia e la scienza medica come una delle cause storiche e
biologiche dell’AIDS”)
Si, ovvio. E
possono essere usate anche da coloro che dopo aver contratto la malattia, sono
andati avanti magari per anni con le cure farmacologiche ufficiali, spesso
aggravando la situazione.
Anzi, questi
ultimi sono i soggetti che dovrebbero passare senza esitazioni a cure non
letali.
Il sito http://www.mcphu.edu/~AIDSinfo/alternative.html ed il sito
(in italiano) http://www.exodus.it/POIESIS/INRETE/associa1.htm
sono ricchi di informazioni sulle cure alternative e su associazioni e gruppi di
auto aiuto che si occupano di cure non convenzionali.
Esiste in ogni
modo una vasta letteratura in merito.
Le principali
terapie alternative si basano sulle cure a base di erbe ed estratti vegetali,
sull’omeopatia e sulla medicina tradizionale cinese.
La Medicina
Tradizionale Cinese ha dato degli ottimi risultati in tema di:
- Rallentamento
dell'evoluzione dell’AIDS.
- Miglioramento
della sintomatologia generale e quindi della qualità della vita.
- Allungamento
della sopravvivenza a lungo termine.
- Riduzione dei
sintomi collaterali della chemioterapia sia retrovirale che antiinfezioni
opportunistiche.
Questi risultati sono stati ottenuti
attraverso l’uso di:
- Agopuntura e/o
moxibustione (stimolazione con aghi o applicazione di calore di punti del corpo
situati lungo canali energetici).
-
Fitoterapia (rimedi del mondo vegetale, animale e minerale della
farmacopea cinese).
Pare che la maggioranza
dei soggetti trattati in questo modo abbiano riferito, in misura diversa,
diminuzione di stress e angoscia, miglioramento della qualità della vita,
sensazione di ritrovata salute e benessere fisico.
Per riassumere un po’
in generale quali sono i consigli e le terapie non convenzionali in caso di AIDS
riporto qui di seguito parte di un documento molto interessante presentato dal
Dr. Elio Rossi al Seminario di studio sulle terapie complementari per HIV e AIDS
"PER UNA DOTTRINA DELLA SICUREZZA RAGIONEVOLE" tenutosi a Bocca di Magra (La
Spezia) il 12-13-14 maggio 1995.
Documento reperibile su http://www.exodus.it/poiesis/MEDICI/MEDTECO/CNO/rossi11.htm
TERAPIE NON CONVENZIONALI
UTILIZZATE NEI CASI DI AIDS
OMEO-TERAPIE
omeopatia
omeopatia
classica
omeopatia
pluralista
omeopatia
complessista
antroposofia
back
terapia
AGOPUNTURA
agopuntura
reflessologia
elettroagopuntura
agopressione
shiatsu
NATUROPATIA
fitoterapia
ayurvedica
(medicina tradizionale indiana)
medicina
tradizionale cinese
aroma
terapia
NUTRIZIONISMO
macrobiotica
vegetarianismo
crudismo
Non abbiamo messo
l'omeopatia come categoria a sé ma abbiamo scritto omeoterapie, perché non è una
singola disciplina ma esistono molti modi di utilizzare i prodotti
omeopatici:
c'è l'omeopatia
classica, l’omeopatia pluralista, la complessista, c'è l'antroposofia, che
utilizza farmaci in diluizione, c'è la Back terapia.
Non è corretto in
questi ultimi due casi (antroposofia e Backterapia) parlare di omeopatia, ma si
può parlare di utilizzo di farmaci in diluizione.
E poi c'è tutto il
resto: la naturopatia, cioè l'uso di prodotti ed estratti vegetali utilizzati
nella medicina tradizionale cinese (negli Stati Uniti in particolar modo è molto
utilizzata) e poi una serie di elementi che non sono esattamente terapie ma
concetti, suggerimenti di tipo alimentare o di igiene di vita o di tecniche di
rilassamento, massaggio, autoterapia, che in qualche misura vengono
genericamente usati un po' da tutti quelli che si occupano di medicina
naturale.
In sostanza: il campo
prevede l'applicazione farmacologica di alcune di queste terapie e più in
generale una serie di criteri generali di comportamento che sono il tentativo di
creare uno stimolo positivo o cercare di eliminare alcuni stimoli negativi che
rappresentano fattori che influenzano positivamente o negativamente la terapia
stessa.
Per qualcuno si tratta
di fare una scelta a-farmacologica, cioè di non utilizzare farmaci, ma di
utilizzare semplicemente una condotta di vita più sana per migliorare le difese
rispetto alla aggressione virale e rallentare/arrestare la progressione della
malattia.
FATTORI NEGATIVI DA
ELIMINARE:
1-dieta
malsana
2-stress
3-tossine e
droghe
4-attitudini
psicologiche negative
5-perdita della
speranza
FATTORI POSITIVI DA
INCREMENTARE:
1-dieta con cibi
naturali
2-integratori
alimentari
3-riduzione dello
stress
4-terapia energetica
(contatto fisico, sesso, massaggio)
5-psicoimmunità,
pensiero positivo, speranza
6-espressione dei
propri sentimenti
7-piacere,
gioia
8-riposo
9-esercizio
fisico
10-supporto logistico e
materiale
11-spiritualità
12-terapie farmacologiche (alternative)
Fattori negativi da
eliminare:
* una dieta malsana,
che vuol dire abolizione di tutti quei prodotti che hanno nel loro interno
derivati chimici, prodotti non naturali, prodotti di origine animale in
particolar modo;
* fattori legati allo
stress e quindi al conflitti in ambito lavorativo, familiare
ecc.;
* tossine in senso lato
ma in particolar modo droghe farmacologiche, alcool, tabacco, caffè
ecc.;
* atteggiamenti
psicologici che possono essere negativi ai fini dello sviluppo della malattia:
attitudini negative, perdita della speranza.
Fattori positivi
invece da incrementare sono ovviamente gli opposti:
* diete con cibi
naturali;
* integratori
alimentari, da qualcuno fortemente propugnati. C'è chi dice "non esiste oggi un
alimento veramente naturale" perché un alimento per essere veramente naturale
presuppone il non impiego di pesticidi e diserbanti ma anche la coltivazione su
un terreno che non sia stato espropriato dalle proprie capacità nutritive; cioè
in sostanza il cibo che noi mangiamo, per quanto possa essere naturale, è
privato di quelle componenti di vitalità e nutrizionali che dovrebbero
caratterizzare un alimento veramente naturale.
Dato che nel cibo non
ritroviamo più vitamine, minerali, sostanze utili perché il corpo non vada in
carenza di tali prodotti è necessario l’uso di integratori;
* terapia energetica,
quindi contatto fisico, sesso, massaggio;
* psicoimmunità:
pensiero positivo, autocoscienza… ecc., insomma tutto ciò che aiuta la persona a
dialogare di più con se stesso, ad avere una maggiore consapevolezza di sé e del
proprio corpo; tutti quei fattori considerati positivi, che di per sé possono
magari non influire direttamente sulla evoluzione della malattia ma che
rappresentano una condizione necessaria perché qualsiasi terapia poi utilizzata
abbia un esito positivo.
A parte il fatto
che per esistere un vaccino deve esistere un virus o una malattia specifica
verso cui mirarlo (e l’AIDS su questo versante presenta troppe lacune), il
vaccino doveva essere pronto nel 1986, ma, nonostante le ricorrenti
assicurazioni, non c'è ancora.
Del resto, a cosa
dovrebbero servire poi gli anticorpi da vaccino, se quelli naturali - così
sostengono gli esperti di regime - non sono in grado di fermare
l'AIDS?
Molti vaccini (non
efficaci) sono in effetti già a disposizione, ma poiché la loro inutilità è
troppo evidente, sono stati e verranno "usati" sulle popolazioni africane ed
asiatiche con finanziamenti di organizzazioni internazionali (ovvero a danno di
chi li subisce ed a spese dei contribuenti occidentali).
- Chi sono questi
scienziati (medici, ecc.) scettici o “dissidenti” che avversano la teoria
ufficiale? Sono essi credibili?
Ci sembra che quanto
sostenuto da costoro possa suggerirlo il buon senso di chiunque, oltre alle
palesi contraddizioni della medicina ufficiale ed il giro di miliardi vorticoso
che ruota attorno al business AIDS, senza il bisogno di chissà quali prove
scientifiche. Ma le loro confutazioni e le loro critiche alla teoria ufficiale
sono credibili anche in considerazione delle prove e dei test di laboratorio che
essi forniscono.
Questa gente ha avuto
il coraggio di denunciare pubblicamente quella che ha tutto l’aspetto di essere
una gigantesca truffa, e per questo hanno “pagato” sia in termini economici
(sospensione dei finanziamenti per le ricerche) sia in termini “professionali”
(perdita di privilegi e trattamenti preferenziali), ma non sono certamente né
dei rivoluzionari né dei sovversivi. La loro è una critica che viene
dall’interno dello stesso sistema di concezioni e di valori. Essi difendono (a
volte davvero ingenuamente) la purezza della scienza “onesta” e non contaminata
dalla rapacità capitalista, come autentica portatrice di sviluppo e
benessere.
E’ da notare, infatti,
che nessuno di costoro osa mettere in discussione il paradigma assiomatico della
“Scienza” occidentale e i suoi fondamenti, tutt’al più si limitano a denunciare
il degrado sociale ed ambientale in cui viviamo.
Anzi l’accusa
principale che viene mossa ai santoni ufficiali è proprio quella di
a-scientificità della loro teoria a favore di uno spiccato senso degli affari.
Il loro comportamento è quindi agonista (una lotta, una competizione in campo
scientifico), non antagonista (una netta contrapposizione sul piano ideale,
ideologico).
Ci siamo anche sforzati
di intuire, leggendo relazioni, articoli e documenti, quale fosse il loro
orientamento politico individuale. L’idea abbastanza verosimile che se ne ricava
è che si va da tendenze marcatamente di sinistra (es. Heinrich Kremer, Stefan
Lanka, John Lauritsen) a posizioni di destra (es. Luigi De Marchi), ad
atteggiamenti “socialdemocratici” (es. la Eleopulos) a punti di vista
sostanzialmente scientisti ed apolitici (Duesberg, Mullis). Un insieme di
soggetti politicamente eterogeneo, quindi.
Comunque sia, la
veemente polemicità delle loro affermazioni rispetto al canonico “verbo” del
sapere medico ufficiale, suggerisce senz’altro onestà e correttezza morale e
culturale, piuttosto che malafede.
L’AIDS “nasce” nel
1981, all’alba dell’era reaganiana (Ronald Wilson Reagan è stato presidente
degli Stati Uniti dal 1981 al 1989) e thatcheriana (Margaret Hilda Thatcher
primo ministro inglese dal 1979 al 1990): l’era della reazione e della
restaurazione. Il suo avvento va di pari passo con lo sviluppo dell’idea del
Nuovo Ordine Mondiale.
L’est sta agonizzando,
sotto i colpi poderosi del papa polacco (Wojtyla, proclamato papa nel 1978 fu il
primo papa non italiano dal 1500, e non fu un caso che fosse polacco, cioè
proveniente da un paese dell’est, e con abili attitudini politiche) e
dell’imperialismo occidentale. L’Afghanistan a distanza di due anni dall’inizio
della guerra si sta già rivelando la Waterloo dell’impero sovietico. Breznev è
vecchio e sta per morire. Il numero tre del Cremlino è Mikhail Gorbaciov, dopo
Andropov e Chernenko anch’essi vecchi e con vita breve. Gorbaciov sarà eletto
segretario del PCUS nel 1985, ma fin dal suo ingresso nel Politburo (1979)
inizia a preparare le riforme che saranno conosciute come Perestroika e
Glasnost, e che saranno il perno della transizione dell’ex URSS verso il
capitalismo di mercato. L’occidente è a conoscenza di tutto ciò, e preme per
accelerare i tempi.
Dopo anni di
protezionismo e guerra fredda il vento dell’ovest riprende a soffiare
incontrastato ed impetuoso sul mondo. Si torna a parlare di liberismo e libero
mercato. Inizia il trionfo del
cosiddetto “Pensiero Unico”.
L’epoca delle lotte
politiche deve essere sepolta per sempre.
Il capitale investe
deciso in direzione della terza rivoluzione del genere umano, quella
tecnologica.
Si va, appunto, verso
il concetto del Nuovo Ordine Mondiale: “one world, one truth, one reality” (un
solo mondo, una sola verità, una sola realtà).
In questo fosco clima
postmoderno e neomedievale, riprendono ad aggirarsi minacciosi fantasmi rimossi
da decenni di lotte, gli atavici umani timori delle epidemie pestilenziali
vengono risvegliati dallo spettro dell’AIDS.
Le tendenze
sessuofobiche e moralistiche si ridestano.
Il “diverso” è un
appestato, anzi peggio, un untore.
Assistiamo all’uso
dell’epidemia come campo di battaglia politica ed alla definitiva consacrazione
della scienza medica a strumento di controllo sociale.
" Il fatto è, adesso ne
sono convinto, che l’AIDS non è affatto una malattia: è un programma di
governo."
Tom Bethell,
ricercatore alla Hoover Institution (dichiarazione dopo la rielezione di
Reagan).
L’AIDS ha per così dire
“accompagnato” il nuovo modello di sviluppo sociale ed i nuovi orientamenti del
capitale. Nessuno scienziato ci salverà mai dall’AIDS né dalle altre malattie.
Si fa presto a capire che oggi la medicina non ha più nessuna intenzione di
difendere la salute della popolazione, perché ciò significherebbe opporsi allo
Stato e alle leggi economiche, oltre che al diretto interesse dell’industria
farmaceutica.
Tutto ciò che questa
medicina prova a “curare” si aggrava, e questa accelerazione esige una
moltiplicazione di medici, ospedali, industrie farmaceutiche, polizie, compagnie
di assicurazione, bilanci nazionali. La scienza medica è figlia e fedele serva
del capitale che la alimenta. Essa si occupa più di creare che di curare le
malattie, per consentire il controllo sociale capillare e garantire profitto al
capitalismo e a sé stessa.
L’AIDS è solo
l’ennesima forma di oppressione scaraventata sulle nostre spalle.
Solo la guerra di
classe radicale, sovversiva e rivoluzionaria ci può liberare da tutti i pesi
insopportabili che il capitalismo ci scarica addosso da secoli, AIDS
compreso.
“Nessuna delle cause
reali dell’AIDS è oggi combattuta e tanto meno denunciata
ufficialmente.
Pauperizzazione,
carestie, intossicazioni, che sono i co-fattori che hanno concorso alla
diffusione dell’AIDS, sono elementi intrinseci a questa
società.
Lo stesso sistema che
produce fame, pessima alimentazione sociale, manipolazione dei bisogni e dei
desideri, diffusione di sostanze tossiche, finanzia altresì le ricerche e
assolda gli scienziati, nominandoli propri difensori…
Questo sistema non può
fare a meno di distruggere sistematicamente le difese immunitarie delle genti,
drogarle, eliminare i loro microgermi, vaccinarli o amputarli, non può fare a
meno di disboscare, sfruttare, impoverire, inaridire,
colonizzare.
Anche se il virus non
mutasse, anche se il modo di propagazione cambiasse, anche se si scoprisse un
farmaco efficace, le cause storiche, economiche e politiche dell’AIDS e del
sistema delle epidemie in generale permarrebbero.
L’epidemia della peste
in Europa, è cessata con la rottura del monopolio epistemologico – e più
generalmente culturale – della religione cristiana e il superamento delle
condizioni materiali ad esso connesse.
Ebbene, anche l’AIDS si
spegnerà solo insieme alle condizioni che l’hanno provocato e innanzitutto con
l’addivenire a se stesso da parte dell’essere vivente, nella sua totalità di
essere reattivo.
Se l’AIDS è l’epidemia
del tempo delle schiavitù modernizzate, è necessario distruggere non tanto il
virus ma il sistema sociale che, di fatto, l’ha creato.”
(da “La Mal’aria –
AIDS e società capitalista neomoderna, 1992).
AnOK4U
Collettivo il Mondo
Capovolto
Chieri (To), marzo
2001
